MODELLO  DI  PUREZZA

 

 

Ivan ha sperimentato negli anni giovanili tutti i problemi dei suoi coetanei e ha dovuto molto lottare per raggiungere quel livello di purezza nei costumi, che ne ha fatto un modello per i giovani. Abbiamo già parlato della sua esperienza sentimentale con Greta Teschner che lasciò nel suo animo una traccia profonda ma, nonostante la tragica fine della ragazza, contribuì alla sua maturazione. Dalle pagine del diario si coglie tutta la dimensione della lotta che Ivan dovette affrontare per raggiungere le più alte vette della perfetta castità. Egli accenna sovente ai terribili assalti delle tentazioni carnali che lo sollecitavano a cedere, ma si rendeva conto che questo sarebbe stato un trascinare nel fango i suoi ideali.

Nella preghiera, e soprattutto nel ricorso alla Madonna, trovava l'aiuto per vincere e superare l'urto tremendo della prova. Resosi conto che la vita cristiana consiste anzitutto nel dominio degli istinti e nel controllo delle passioni, Ivan si sforzò di mantenere il cuore puro e indiviso per Dio, libero dalla schiavitù del peccato, dall'egoismo e dall'attaccamento alle cose materiali.

Ivan si preoccupava quindi di tenere il proprio corpo e le passioni interamente sottomessi allo spirito, desideroso di percorrere liberamente la via della verità e della bontà. La preghiera, la confessione frequente, la S. Comunione erano le fonti soprannaturali alle quali attingeva forza per la sua volontà desiderosa di soggiogare gli istinti e imbrigliare le passioni. Ma non trascurava neppure i mezzi naturali che possono giovare per custodire la purezza: la ginnastica, ad esempio, le passeggiate tra il verde dei prati e dei boschi; la moderazione nel cibo e nelle bevande, la mortificazione anche nel riposo dormendo sul duro, il controllo dei sensi, vista e udito e, poi, la vigilanza attenta a evitare ogni occasione di peccato.

         A chi gli chiedeva un giorno quale fosse il mezzo più sicuro per conservare la purezza, Ivan rispondeva: "L'entusiasmo per la Santa Chiesa che si fonda sulla conoscenza della fede. La Comunione quotidiana, la disciplina del proprio corpo". E aggiungeva che non era cosa tanto facile: per mantenersi casti è necessario lottare una "lotta terribilmente difficile". Con l'aiuto della Grazia però, Ivan ha lottato ed ha vinto, raggiungendo una splendida vittoria. Nella misura in cui Dio riempiva sempre di più la sua anima Ivan si sentiva chiamato a una donazione sempre più completa e perfetta. Egli teneva in grandissima considerazione il matrimonio cristiano, come vedremo, ma la purezza e la castità totale l'attirava di più. Come già  riferito, l'8 dicembre del 1915 fece voto di castità fino al matrimonio; nel 1923 (a 27 anni) fece il voto di castità perpetua. Rinunciando a formarsi una famiglia, donava il suo cuore a Dio, mettendolo perciò a disposizione del prossimo. Egli donò amore a centinaia di persone bisognose di bontà, di comprensione, di cure e d'attenzioni. Egli poté compiere innumerevoli opere di misericordia corporali e spirituali, proprio perché il suo cuore donato a Dio era pienamente e totalmente disponibile per i fratelli.

 

 

 MATRIMONIO E FAMIGLIA

 

A nessuno era noto il voto di castità fatto da Ivan Merz: né agli amici, né ai più stretti collaboratori; neppure a sua madre che d'altronde già non comprendeva la sua vita spirituale. Ma non bisogna pensare che Ivan fosse divenuto un misogino e tanto meno che non apprezzasse i valori del matrimonio e della famiglia, che anzi, teneva nella massima considerazione. I movimenti femminili cattolici si rivolgevano a lui per consigli.

Ivan collaborava con i loro giornali e, quando nel 1925 fu fondato il ramo femminile della "Aquile" (Orlice), egli si procurò d'introdurvi i principi dell'Azione Cattolica. La schietta vita spirituale di Ivan e la sua passione sincera per le cose del Signore suscitavano nell'animo delle ragazze rispetto e fiducia nei suoi confronti e molte di loro gli confidavano anche problemi di coscienza. Ecco quanto la professoressa Djurdjica V. ha scritto nell'introduzione alla biografia di Ivan Merz, "L'uomo di Dio della Croazia", pubblicata nel 1938, a dieci anni cioè dalla morte di Ivan: "Grazie, o nostro caro e casto fratello, grazie per essere stato così delicato e pieno di finezze, che hai compreso tutte le più intime vibrazioni e le più piccole fibre dell'animo femminile. Grazie, fratello, che vedevi in ogni donna l'immagine della Purissima fra le donne... Grazie per il tuo sincero rispetto per tutte noi, le tue sorelle. Grazie a te ci siamo innamorate della purezza verginale e del candore di Maria e di suo Figlio."

Così, pur non essendosi formata una famiglia propria, Ivan ebbe una grandissima considerazione per il matrimonio cristiano. Nel suo diario appuntò: "Non è nulla di più eccelso della famiglia cristiana" (09.04.'18). Nel 1924, dopo essere stato ospite della famiglia Belic a Djakovo, così scrisse nella lettera di ringraziamento: "Fra tutte le cose belle che ho visto a Djakovo, la vostra famiglia mi è piaciuta più di tutto. Mi sono trovato concretamente davanti una famiglia cristiana. Ho compreso il valore dell'insegnamento della Chiesa sulla famiglia, sulla sua priorità nella società di cui costituisce la prima cellula, sul diritto - dovere dei genitori a educare cristianamente i figli". (Zagabria, festa del Sacro Cuore, maggio 1924). Il suo libretto "Tu e lei" testimonia quanto gli stava a cuore la preparazione dei giovani al matrimonio. Ecco alcuni pensieri: "Dio ha voluto che la maggior parte degli uomini e delle donne si sposassero. La vita di famiglia è, quindi, per molti la fonte delle più pure e belle gioie terrene. Una gioia schietta non la troverai nelle pubbliche piazze, ai divertimenti, nelle sale da ballo, al cinema, nelle osterie, bensì nel focolare domestico. La famiglia si fonda sull'amore verace e reciproco tra marito e moglie e sull'amore dei genitori per i figli...Però anche nel matrimonio la gioia non è completa e senza turbamenti perché le malattie, la sofferenza e la morte la offuscano, turbando sovente lo stesso amore. L'uomo si rende conto così che anche nel matrimonio la felicità non può essere completa; lo sarà solamente nell'eterna unione con Dio. L'amore terreno è un'immagine dell'amore di Dio, un'immagine dell'amore di Cristo per la santa Chiesa, è una via verso l'abbraccio di Dio".